"Sono un ragazzo fortunato."
Quando si parla di Gianluca Vialli si deve partire da qui: spettacolo. Un ragazzo riccioluto, col polsino, che faceva le capriole dopo i gol, tutti pazzescamente belli.
Un ragazzo come noi, divertente e divertito dall'essere sempre al centro dell'attenzione. Cresciuto nella bambagia, protetto e coccolato da una famiglia che prima di tutto voleva che maturasse come persona: "prima ti maturi e poi giochi a calcio". Il suo idolo era Paolo Rossi, che stava per diventare Pablito, mentre Gianluca calzava i primi scarpini da professionista nella Cremonese.
Amava comunicare — con la parola, con lo stile, con l'orecchino, con i capelli tinti. "Parla bene ma ha l'orecchino", chiedeva stupito Gianni Minà.
Vialli ha iniziato a comunicare presto, anche nelle tv nazionali, quando accolse la proposta di Mediaset di condurre "Settimana Gol" (1989–90).
Un "aggiornamento professionale", diceva lui. Intervistò tra gli altri il più grande di sempre, Maradona. Meno bravo a cantare, ma sempre bravo a fare Show.
Gianluca Vialli lo abbiamo visto in molte vesti: calciatore, allenatore, allenatore/calciatore, giornalista, commentatore, dirigente, motivatore. Sempre dando l'idea di essere al posto giusto.
"Sono stato disoccupato per 40 anni."— Gianluca Vialli
Il mese del mondiale che cambiò il destino di un Paese intero, iniziandone il declino che vediamo da 30 anni a questa parte. La grande occasione per tutti, ma soprattutto per Gianluca Vialli.
Gianluca Vialli rompe definitivamente con quel mondo che aveva abbracciato qualche anno prima. Non accettava di essere messo in croce alle prime difficoltà. E così, cercando di migliorarsi, scelse l'Inghilterra.
Il rapporto con i CT e gli allenatori è parte integrante della storia di Vialli. Alcune storie d'amore, qualche conflitto necessario.
"Non stava combattendo una battaglia contro il male — stava percorrendo un cammino di cambiamento e miglioramento personale."— Di Gianluca Vialli
Italia, Inghilterra, Wembley, Mancini. La partita della vita per lui, che se ne sta in disparte.
Non guarda i rigori ma li sente, li percepisce, li vive fisicamente. In disparte, senza protagonismi, senza cercare forzatamente di stare al centro.
Poi raccoglie l'abbraccio del fratello Bobby da Jesi. L'abbraccio in cui c'è tutto. Amore, amicizia, paura, anche quella che da qualche anno è compagna di viaggio di Gianluca assieme a quell'altro mostro.
Vialli è un trequartista, uno che ha surfato in questo mondo con tante cose: con le emozioni, con il corpo, con la mente, con le parole, con i sorrisi, con le lacrime, con gli sguardi.
Ha cercato di essere sempre nella posizione giusta di poter dire o non dire certe cose. Essere ogni giorno un po' migliore del giorno prima, per poter rappresentare qualcosa per qualcuno: le sue figlie, i suoi amici più vicini, i giovani calciatori.
Se non aveva qualcosa da dire propriamente suo non lo diceva. Ha sempre cercato la sua posizione nel mondo — una posizione in cui si sentiva lui stesso in pace, non per compiacere gli altri. E da lì poteva esprimersi senza timori, con la testa alta.
"Mancherà Vialli, per le sue frasi che hanno ispirato, i suoi 98 gol +1, la sua essenza di persona alla continua ricerca del proprio miglioramento."— L'uomo nell'arena
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